Parliamone: Il futuro del lavoro tra trasformazione e consapevolezza

Cecilia Manzo è Professoressa di Sociologia Economica presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore. Le sue ricerche si concentrano principalmente su innovazione digitale, lavoro, imprenditorialità e sviluppo locale.
In un’epoca segnata da innovazione tecnologica, digitalizzazione e profondi cambiamenti socio-economici, il mondo del lavoro sta attraversando una metamorfosi che coinvolge non solo le modalità operative, ma anche il tipo di professionalità richieste. In questo scenario in costante evoluzione, comprendere le dinamiche in atto diventa cruciale per le istituzioni, le imprese e soprattutto per i giovani, chiamati a orientarsi tra nuove opportunità e incertezze.
Per fare chiarezza su queste trasformazioni e sulle implicazioni che esse comportano, abbiamo intervistato Cecilia Manzo, Professoressa di Sociologia Economica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Con lei abbiamo parlato di professioni emergenti e in declino, di competenze chiave, di mismatch tra domanda e offerta e del ruolo fondamentale dell’agency – individuale e collettiva – per costruire un futuro professionale consapevole e sostenibile.
Come sta cambiando il mondo del lavoro oggi?
Siamo nel mezzo di una trasformazione profonda, spinta dall’innovazione tecnologica, dalla digitalizzazione e da mutamenti socio-economici di ampia portata. Questi cambiamenti stanno riscrivendo il modo in cui lavoriamo, ma anche il tipo di competenze richieste. Capire dove stiamo andando è fondamentale per chi prende decisioni politiche, per le imprese e, soprattutto, per i giovani che devono costruire il proprio futuro.
Uno studio recente condotto nell’ambito del Rapporto Giovani dell’Istituto Toniolo ha proposto a un campione rappresentativo di ragazzi un elenco di professioni e competenze del futuro, chiedendo loro di indicare quali, secondo loro, sono in crescita e quali in declino. I risultati sono interessanti: i giovani riescono con facilità a individuare le professioni emergenti, ma fanno più fatica a riconoscere quelle destinate a scomparire o a ridursi. Questo è un dato rilevante, perché indica che molti continuano a puntare su mestieri "tradizionali", sottovalutando l’urgenza di aggiornare le competenze. Questo potrebbe influenzare negativamente le loro scelte formative e la capacità di affrontare il mercato del lavoro con successo.
Ci puoi fare qualche esempio di professioni in crescita o in declino?
Certamente. Tra le professioni emergenti troviamo: esperto in intelligenza artificiale e machine learning; specialista di big data; esperto in e-commerce e social media; professionista specializzato in persone e culture. Al contrario, risultano in declino (in termini di decrescita del numero di posti di lavoro che saranno disponibili in futuro): addetto all’assemblaggio e produzione; addetto all’inserimento dati; analista finanziario; avvocato; contabile.
Ci sono poi delle professioni stabili, che non sembrano subire cambiamenti significativi: amministratore delegato, esperto in risorse umane, consulente finanziario, esperto in logistica e in gestione dei rischi.
Oltre alle competenze tecniche, quali altri fattori possono influire?
Parliamo di agency, cioè della capacità delle persone e delle organizzazioni di influenzare attivamente il proprio futuro. L’agency individuale riguarda la possibilità per i giovani di immaginare, scegliere e costruire il proprio percorso professionale, non subendo passivamente i cambiamenti ma imparando a governarli.
L’agency organizzativa, invece, chiama in causa aziende, istituzioni e attori collettivi che possono guidare il cambiamento, promuovere competenze strategiche e contribuire alla trasformazione del mercato del lavoro in chiave positiva.
I dati sul tasso di occupazione ci dicono che oggi in Europa sembra esserci una buona offerta di lavoro. Ma è davvero così semplice trovare una posizione?
Non proprio. È vero che le offerte non mancano, ma cresce il mismatch tra competenze richieste e competenze effettivamente disponibili. Questo divario rappresenta una sfida cruciale, che può essere affrontata solo investendo nella formazione continua. Non parliamo solo di percorsi accademici o tecnici, ma anche di esperienze informali, come stage all’estero, periodi di lavoro fuori dall’Italia o la conoscenza delle lingue. Tutti questi elementi aiutano a comprendere meglio il mercato del lavoro e a fare scelte più consapevoli e strategiche.
Un messaggio finale per i giovani che guardano al loro futuro lavorativo?
Per affrontare questa sfida, è fondamentale investire in un processo di formazione continua. Accanto ai percorsi di studio formali, sono importanti esperienze formative informali. Questi elementi non solo arricchiscono il bagaglio personale, ma permettono ai giovani di raccogliere informazioni preziose per comprendere meglio il mercato del lavoro e fare scelte più consapevoli per il proprio futuro professionale.