LA SOLITUDINE GENITORIALE

A cura della Dott.ssa Sara Sampietro
*Sara Sampietro*, socia di On! Impresa Sociale e responsabile dell’area progetti educativi. Parallelamente svolge attività di ricerca e docenza per il Dipartimento di Comunicazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e coordina, sempre per lo stesso Ateneo, l’Osservatorio Opinion Leader 4 Future.
Nella nostra esperienza all'interno di Go!, area di On! Impresa Sociale dedicata a progetti educativi e alla creazione di Comunità Educanti, stiamo osservando un fenomeno sempre più diffuso e preoccupante: la solitudine genitoriale.
Questa condizione non è solo un semplice stato di solitudine, ma un'esperienza emotiva profonda che affligge un numero crescente di madri e padri. Essa si manifesta attraverso sentimenti di isolamento, vulnerabilità e una marcata mancanza di relazioni significative, elementi che possono compromettere seriamente il benessere mentale e la qualità della vita dei genitori.
La solitudine genitoriale, se trascurata, può portare a una serie di problemi, tra cui ansia, depressione e una ridotta capacità di affrontare le sfide quotidiane legate alla crescita dei figli. È quindi cruciale riconoscere e affrontare questa condizione, non solo per il bene dei genitori stessi, ma anche per il benessere dei loro bambini.
Tuttavia, è triste constatare che, in molti casi, sono le stesse famiglie a non riuscire a riconoscere la propria solitudine. Questo può causare una mancanza di iniziativa nel cercare supporto e nel costruire relazioni più significative.
In balia delle pressioni quotidiane, molti genitori tendono a sminuire il loro isolamento. Si convincono che il distacco sia una parte normale della vita e che non ci sia nulla di cui preoccuparsi (solitudine minimizzata). Questa minimizzazione, però, può comportare un accumulo di frustrazioni e sentimenti di inadeguatezza. In altri casi le forti aspettative sociali di essere genitori perfetti generano un profondo senso di inadeguatezza. Le madri e i padri si sentono imbarazzati nel riconoscere di aver bisogno di aiuto, temendo di essere giudicati (solitudine nascosta). Questa solitudine rimane quindi nascosta, alimentando un vortice di isolamento.
O ancora dopo una lunga giornata di lavoro e numerosi impegni familiari, come riunioni scolastiche o attività extra-curriculari, molti genitori si sentono esausti e la loro "batteria relazionale" è completamente scarica (solitudine da stanchezza). Questa stanchezza rende difficile cercare nuove connessioni o reinvestire nelle relazioni esistenti.
Da non sottovalutare anche l’attivazione di strategie compensative, che possono alleviare il problema, ma non risolverlo. In particolare dalla nostra osservazione sembrano emergere due strategie:
- Strategia della solitudine performata: Per tentare di uscire dalla propria cerchia sociale, alcuni genitori si dedicano a corsi o attività fisiche. Tuttavia, queste scelte divengono in alcuni casi ulteriori fonti di stress e affaticamento e non facilitano la creazione di legami significativi con gli altri.
- Strategia della solitudine consumata: In un tentativo di sfuggire alla solitudine, alcuni genitori cercano conforto in attività di consumo, come cene fuori o pomeriggi nei centri commerciali. Anche in queste situazioni, però, l'attenzione rimane focalizzata su se stessi, piuttosto che sull'apertura verso gli altri e sulla creazione di connessioni autentiche.
In tutte queste esperienze, emerge con chiarezza la mancanza di una spinta a esporsi e a entrare in contatto autentico con gli altri, in un'ottica di collaborazione e crescita condivisa. È evidente che vi è una carenza di spazi e opportunità semplicemente per "stare" insieme, per prendersi il tempo necessario per sé e per gli altri. Creare occasioni di incontro e sostegno reciproco è fondamentale per affrontare la solitudine genitoriale e promuovere un benessere collettivo. Solo attraverso la costruzione di relazioni genuine e il riconoscimento dei propri bisogni emotivi, i genitori possono sperimentare una genitorialità più serena e gratificante.